
Il corpo e la sua integrità, la salute individuale e collettiva hanno costituito la principale preoccupazione di miliardi di persone nel mondo, simultaneamente e ovunque, ai quattro angoli del pianeta. Ecco alcune ricadute socioculturali che abbiamo registrato: i protocolli collaborativi della scienza hanno salvato milioni di persone, la Salute Pubblica e il Welfare al femminile (i Paesi con donne al comando come Danimarca, Norvegia, Finlandia, ma anche Nuova Zelanda e Germania) hanno surclassato il Turbocapitalismo e i suoi campioni maschili e muscolari che ne escono con le ossa rotte (Johnson, Trump, Bolsonaro). La Prossimità (che non è Promiscuità) ha risposto al Distanziamento Fisico, il Capitale Sociale e l’Economia Civile indicato il giusto ritmo e la giusta distanza. Il Digitale ha dimostrato di poter avvicinare e non isolare le Persone. Proviamo ad approfondire alcuni temi, partendo da una domanda rivolta a chi continua a credere che tra qualche mese tutto sarà dimenticato e torneremo a vivere come prima: perché mai dovremmo rinunciare a ciò che ci è piaciuto? Per questo motivo molto semplice, crediamo che invece si affermeranno nuove priorità e nuovi obiettivi per la nostra vita futura. Si reagirà alla polverizzazione del tempo e al congestionamento degli spazi con una nuova consapevolezza e una possibile alleanza virtuosa tra pubblico e privato. L’eccessiva densità umana verrà combattuta senza dubbi o eccezion
Una nuova dimensione del tempo e dello spazio

Il virus ci ha riportato al vissuto intenso degli a-priori kantiani: il tempo e lo spazio. Ha ridisegnato la giusta distanza ma anche il giusto ritmo. Un vissuto del tempo più sano, con ritmi di vita in cui – dopo lo choc delle prime settimane – ci siamo volentieri accomodati, e a cui difficilmente rinunceremo in futuro. La frenesia insensata di un pendolarismo permanente, lascerà il posto a una consapevole centratura su di sé e sui propri luoghi di vita. Vorremo essere sempre presenti a noi stessi e lo faremo nei nostri riti da cortile e da quartiere, ricostruendo una vicinanza che il distanziamento fisico nega, rammendando un tessuto relazionale che negli anni si era slabbrato. Il ritmo di una pedalata o il respiro di una pianta saranno la nuova misura, così come la scansione di una convivialità che sarà tutta da inventare. È chiaro che al centro di questa rivoluzione ritroviamo il corpo: come nell’Uomo Vitruviano ripreso da Leonardo Da Vinci, siamo alla ricerca di nuovi equilibri per una utopia personale che può ripartire solo da una ritrovata consapevolezza della nostra integrità psicofisica. Si riparte dalla salute che non è salutismo, dalla ricerca del benessere che non è religione performativa o dieta esasperata, ma piuttosto un nuovo modo di essere bene, di abitare il nostro corpo in modo più consapevole. In questa ricerca l’abbigliamento e l’accessorio di moda vengono ricondotti al loro ruolo naturale di portatori di benessere, di comfort, di bellezza e di protezione. Seguendo la ricerca e la sperimentazione di nuove forme e materiali, in cui tecnologia e scienza possano dare il loro importante contributo, per far respirare il corpo. Ancora e sempre IL RESPIRO. Sono già allo studio i primi tessuti e filati anti-covid, che accompagnano la crescente attenzione per materiali anti-allergici, confortevoli e in linea con l’esigenza protettiva a tutto tondo.
La sinfonia della giusta distanza
Oltre alla giusta forma e al giusto ritmo, stiamo imparando anche la giusta distanza. I bravi fotografi la imparano presto: la distanza ideale per far respirare i soggetti ritratti. Non è la distanza di un selfie, che deforma i visi e i sorrisi. Non è la distanza fisiche. Siamo stati ossessionati per decenni da visibilità e risonanza: esserci a tutti i costi, il terrore di perdersi qualcosa, non apparire nelle occasioni giuste. Oggi il Covid-19 ci insegna che la risonanza deve lasciare spazio alla consonanza: suonare con, essere in sintonia, come artisti e musicisti che dalle loro case hanno regalato talento senza pretendere folle adoranti. Questa è la cifra che dovremo imparare a riconoscere, anche nel vestirci.

L’inestimabile fascino della (nuova) normalità
In chiusura, una riflessione sui prossimi mesi: è
normale desiderare ciò che ci manca. Non è quindi
difficile immaginare ciò che avverrà. Un desiderio
intenso e crescente per ciò che ci è mancato: gli
abbracci dei parenti, i sorrisi degli amici, la complicità
di colleghi e conoscenti. E poi i riti quotidiani, tanto
semplici quanto essenziali: brioches e caffè al bar,
partite a tennis con gli amici, passeggiate al parco,
week end in gita o nelle seconde case (per chi ce
l’ha). I riti dello shopping per quanto si potrà:
accessori e abbigliamento, gioielli e lusso per chi
potrà permetterselo, anche per celebrare feste e
compleanni che abbiamo dovuto posticipare. Una
nuova normalità all’insegna di un tempo quotidiano
che non era abbastanza valorizzato prima, quando
sembrava troppo normale. E’ questo l’effetto “alone”
del Covid-19 che come un’astronave aliena è
atterrato nella nostra vita radicalizzando ogni cosa,
ogni occasione.
Un insegnamento su tutto: in periodi come questi
bisogna valorizzare piuttosto che massimizzare; ciò
che vale non ha prezzo. Come la salute e l’integrità
che sono state attaccate così violentemente dal
virus, nel corpo e nella mente. In questa fase le
aziende devono valorizzare le relazioni invece di
massimizzare il profitto. Il valore viene alimentato
dal desiderio: si desidera ciò che ci manca, ed è così
che si definisce il Valore. In questo modo si apre la
fase della nuova normalità, votata alla valorizzazione.
Creativi e progettisti avranno finalmente
l’opportunità di fare ciò che sognano da sempre:
chiudere gli occhi, immaginare il mondo come lo
desiderano e disegnarlo. Lo ha fatto Renzo Piano
con il Ponte, realizzato a tempo di record. Dovranno
progettare spazi, ambienti, prodotti, capi di
abbigliamento, mettendo al centro un diverso
respiro attorno a noi. Questo ci permetterà di
rispondere al distanziamento sociale con
l’avvicinamento psichico della reciprocità: quello che
per alcune settimane ci ha portato finalmente a
viverci come una comunità di destino.
Francesco Morace per Intima Media Group

Sociologo e saggista, Francesco Morace lavora da oltre 30 anni nell’ambito della ricerca sociale e di mercato. Fondatore e presidente di Future Concept Lab, è consulente di aziende e istituzioni italiane e internazionali. Tra i più affermati esperti di tendenze, è stato docente di Social Innovation al Politecnico di Milano e di Culture & Lifestyle all’Università di Trento. Dal 2015 organizza e dirige il Festival della Crescita, appuntamento itinerante che vede ogni anno protagonisti cittadini e istituzioni, imprese e creativi, studenti e professionisti. E’ autore di una ventina di saggi: gli ultimi editi da Egea sono Crescita felice (2015), ConsumAutori (2016), Crescere! (2017), Futuro + Umano (2018) Il bello del mondo (2019) e La Rinascita dell’Italia (2020). Collabora regolarmente con la trasmissione Essere e Avere di Radio24 e con le testate Affari & Finanza di La Repubblica, Mark Up e Millionaire.









